apita spesso ai neogenitori di vivere questa scena: il neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi.
Gli occhi rossi, qualche sbadiglio, le manine sugli occhi… eppure, invece di lasciarsi andare, piange, si agita e sembra lottare contro il riposo (di cui ha necessità).
Una situazione comune ma che può mettere a dura prova la pazienza di mamma e papà, lo vedo e lo ascolto quotidianamente nell’ambulatorio pediatrico in cui lavoro.
In realtà, non c’è nulla di strano: una buona percentuale di neonati nei primi mesi presenta difficoltà di addormentamento o risvegli notturni frequenti. Questo accade perché il loro sistema nervoso è ancora immaturo, i cicli del sonno sono brevi e facilmente interrotti, e ogni bambino ha un temperamento e una sensibilità unici.
In questo articolo vedremo insieme:
- perché succede che un neonato abbia sonno ma non riesca a dormire;
- come riconoscere i segnali di stanchezza e quando preoccuparsi;
- strategie pratiche e routine che possono aiutare ad addormentarlo.
L’approccio che trovi spesso nei contenuti di Genitorialando è il seguente: ogni bambino ha tratti genetici e temperamentali diversi, e il sonno va accompagnato in modo personalizzato.
Se vuoi approfondire strumenti pratici e strategie per aiutare il tuo bambino a dormire serenamente, puoi dare un’occhiata anche al nostro corso “Nanna senza stress, famiglia felice”, pensato proprio per supportare i genitori passo dopo passo.
Torniamo ora al nostro articolo, in cui dobbiamo comprendere per quale motivo un neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi.
1) Perché il neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi?
Quando un neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi, la tentazione è pensare che ci sia “qualcosa che non va”. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta di una fase normale e temporanea, che può avere diverse cause. Vediamole insieme.
Cause fisiologiche
Nei primi mesi di vita il sistema nervoso del bambino è ancora in via di maturazione. I cicli di sonno sono molto più brevi rispetto a quelli degli adulti (circa 50-60 minuti contro i nostri 90) e sono composti in gran parte da sonno leggero. Questo significa che il piccolo si sveglia facilmente e può avere difficoltà a riaddormentarsi da solo.
👉 Esempio: se il tuo bambino si addormenta in braccio ma appena lo appoggi nella culla piange, non è un “vizio”, ma una reazione fisiologica legata al passaggio da una fase all’altra del sonno.
Cause ambientali
Anche i fattori esterni giocano un ruolo importante. Rumori improvvisi, troppa luce o una routine incoerente possono rendere difficile l’addormentamento. I neonati hanno bisogno di ripetitività e prevedibilità: sapere cosa aspettarsi li aiuta a sentirsi sicuri.
👉 Esempio: se ogni sera il rituale cambia (una volta bagno, un’altra direttamente pappa e letto), il bambino può confondersi e non associare subito quel momento al sonno.
Cause legate allo sviluppo
Ci sono periodi in cui il sonno peggiora nonostante le buone abitudini: sono le cosiddette regressioni del sonno. Questi momenti coincidono spesso con importanti tappe di crescita, come imparare a gattonare, a stare seduti o a percepire la separazione dalla mamma o dal papà. Il cervello è così impegnato ad acquisire nuove competenze che il sonno ne risente.
👉 Esempio: un bimbo che ha appena imparato a mettersi in piedi nel lettino può svegliarsi di notte e voler provare la “nuova abilità” invece di dormire.
Cause temperamentali e genetiche
Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo. Alcuni sono più sensibili agli stimoli esterni (rumori, cambi di routine), altri hanno un temperamento più “resistente” alla stanchezza e faticano ad abbandonarsi al sonno. Qui entrano in gioco anche le caratteristiche genetiche, che influenzano non solo il sonno ma anche l’autoregolazione e il comportamento del bambino.
👉 Esempio: due fratellini cresciuti nella stessa casa possono avere modelli di sonno completamente diversi. Uno si addormenta facilmente, l’altro sembra “lottare” contro la nanna: non è colpa dei genitori, ma delle differenze innate tra i bambini.
Se vuoi puoi approfondire il tema dell’unicità del tuo bambino leggendo l’articolo dedicato al Temperamento. Inoltre, trovi diversi articoli dedicati agli Scatti di Crescita in cui approfondiamo quali sono le tappe fondamentali di crescita di ogni bambino e come queste influiscano sul suo sonno.

2) Strategie pratiche per aiutare il neonato ad addormentarsi
Quando un neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi, i genitori hanno bisogno di strumenti concreti, che possano funzionare subito ma anche rispettare i tempi e le caratteristiche uniche del bambino.
Ecco alcune strategie efficaci, basate su ricerche scientifiche e approcci educativi positivi.
Ambiente e routine
Un contesto sereno e prevedibile è il primo passo verso un sonno più facile. Gli studi mostrano che i bambini che seguono una routine della nanna coerente si addormentano più velocemente e hanno meno risvegli notturni.
Quindi cosa possiamo mettere in pratica?
- Creare un ambiente calmo: luce soffusa, temperatura tra i 18 e i 20 °C, riduzione di rumori improvvisi.
- Routine serale: può includere bagnetto, un massaggio delicato, la lettura di un libro o una canzone ripetuta ogni sera. Non serve una sequenza lunga: bastano anche 15-20 minuti circa (sempre osservando ciò che è più funzionale per il proprio bimbo).
- Regolarità con flessibilità: il rituale deve essere prevedibile, ma senza rigidità. Se una sera sei fuori casa, l’importante è mantenere almeno due passaggi familiari (ad esempio, lettura + canzone).
👉 Esempio: se ogni sera dopo il bagnetto leggi al tuo bambino lo stesso libricino con tono calmo, lui inizierà ad associare quella voce e quelle immagini al momento del sonno.
Tecniche immediate per calmarlo
A volte il problema non è tanto “addormentarsi” quanto calmarsi prima di riuscire a farlo. Qui entrano in gioco strategie semplici ma efficaci. Vediamole di seguito.
- Contatto fisico e contenimento: il neonato, abituato al contenimento dell’utero, si sente rassicurato quando viene avvolto in braccia ferme o in una fascia per il babywearing..
- Suoni bianchi o ninne nanne: ricreano i suoni costanti che il piccolo udiva in gravidanza (battito cardiaco, flusso sanguigno). Studi hanno dimostrato che i suoni ritmici possono favorire l’addormentamento e ridurre il pianto.
- Ridurre gli stimoli esterni: abbassare le luci, evitare giochi o interazioni troppo vivaci prima della nanna (anche qui è importante seguire l’unicità del proprio bambino).
👉 Una metodologia molto nota è quella delle 5 S di Harvey Karp (The Happiest Baby on the Block), che propongono di ricreare le sensazioni del grembo materno attraverso cinque passaggi:
- Swaddling (fasciare) – Avvolgere il bambino in una fascia morbida, mantenendo braccia e gambe leggermente contenute. Questo ricrea il senso di contenimento che aveva nell’utero e riduce i movimenti bruschi che lo svegliano.
Ad esempio se il tuo bimbo si muove continuamente e non riesce a rilassarsi, puoi fasciarlo dolcemente può calmare il suo sistema nervoso e provare a vedere come reagisce. - Side (posizione laterale o semi-inclinata) – Posizionare il neonato sul fianco o leggermente inclinato può favorire la digestione e ridurre il reflusso, facilitando il rilassamento.
- Shushing (sibilo) – Riprodurre un suono costante, simile al battito cardiaco o al flusso sanguigno ascoltato nell’utero. Un suono ritmico e non troppo alto ha un effetto calmante immediato.
- Swinging (dondolare) – Dondolare il neonato tra le braccia o nella culla aiuta a simulare i movimenti che percepiva in gravidanza. Il movimento lento e continuo favorisce il rilassamento senza agitare il bambino.
- Sucking (suzione) – La suzione ha un effetto calmante naturale. Allattare o offrire un ciuccio può aiutare il neonato a rilassarsi e a prendere sonno più facilmente.
Queste tecniche, applicate in combinazione, hanno dimostrato di ridurre il pianto e facilitare l’addormentamento nei neonati più agitati.
Consiglio: non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo. Alcuni adorano essere fasciati, altri preferiscono muoversi liberamente; alcuni si calmano con la suzione, altri con il dondolio. Osserva il tuo bambino, individua le S che funzionano meglio per lui e costruisci una routine personalizzata, rispettando il suo temperamento e la sua genetica unica.
Addormentamento autonomo: sì o no?
Un tema molto discusso è quello dell’addormentamento autonomo, cioè la capacità del bambino di riaddormentarsi da solo senza interventi esterni (culla, braccia, ciuccio).
- Cos’è: significa che, durante i micro-risvegli fisiologici, il bambino riesce a tornare al sonno senza pianto o richieste costanti di aiuto.
- Pro: può ridurre i risvegli notturni frequenti e dare maggiore continuità al sonno.
- Contro: non tutti i bambini sono pronti nello stesso momento, e forzarli con metodi “standardizzati” (come il cry it out) può generare stress e non essere efficace.
👉 L’approccio di Genitorialando è chiaro: ogni bambino ha un temperamento e una genetica diversi. Alcuni svilupperanno presto la capacità di riaddormentarsi da soli, altri avranno bisogno di più tempo e supporto. Non esiste un metodo universale: ciò che conta è osservare i segnali unici del proprio bambino e accompagnarlo gradualmente, senza pressioni né paragoni.
Un bambino piccolo ha necessità di accudimento e di imparare ciò che è nuovo per lui (anche addormentarsi e gestire i microrisvegli sono azioni nuove per lui, che era parte della mamma). Esistono tecniche facilitanti il sonno (ne parliamo in modo approfondito anche nel Webinar “Nanna senza stress, famiglia felice”) ma queste non significano mai far soffrire o abbandonare il bambino nel suo pianto disperato.
Se vuoi puoi approfondire il tema dell’unicità del tuo bambino leggendo l’articolo dedicato al Temperamento. Inoltre, trovi diversi articoli dedicati agli Scatti di Crescita in cui approfondiamo quali sono le tappe fondamentali di crescita di ogni bambino e come queste influiscano sul suo sonno.

3) Quando preoccuparsi del sonno del neonato
È normale che un neonato abbia risvegli frequenti o difficoltà ad addormentarsi nei primi mesi di vita. Tuttavia, esistono segnali che possono indicare che il problema va oltre la fisiologia e che è opportuno consultare un pediatra.
Differenze tra difficoltà fisiologiche e segnali preoccupanti
Difficoltà fisiologiche
- Risvegli frequenti durante i cicli di sonno brevi, tipici dei neonati.
- Pianti brevi o agitazione legati alla stanchezza o alla fame.
- Reazioni agli stimoli ambientali (rumori, luce, nuovi odori).
Questi comportamenti rientrano nella normalità e, con routine coerenti e tecniche come le 5 S di Karp, tendono a migliorare nel tempo.
Segnali da monitorare
- Pianto inconsolabile persistente.
- Rifiuto di alimentarsi o difficoltà significative nella poppata.
- Calo di peso o mancato aumento ponderale secondo le curve di crescita.
- Sonnolenza eccessiva o inattività anomala durante il giorno.
Situazioni in cui rivolgersi al pediatra
Se il neonato mostra uno o più dei segnali sopra descritti in modo continuativo, è importante consultare il pediatra. Alcune condizioni, come reflusso severo, problemi metabolici o disturbi neurologici, possono manifestarsi con difficoltà di sonno e devono essere valutate tempestivamente.
Consiglio: osserva attentamente il tuo bambino senza confrontarlo con altri. Ogni neonato ha un suo ritmo, e la chiave è distinguere tra comportamenti fisiologici e segnali che richiedono attenzione professionale.
4) L’approccio personalizzato: genetica e temperamento contano
Ogni bambino è geneticamente unico e porta con sé un temperamento particolare che influenza il sonno, la reazione agli stimoli e la capacità di autoregolarsi. Questo significa che non esiste un metodo educativo o un “rituale della nanna” valido per tutti: ciò che funziona per un neonato può essere completamente inefficace per un altro.
Esempi pratici
- Bambini che hanno bisogno di contatto prolungato: alcuni neonati si rilassano e dormono solo se percepiscono una vicinanza costante ai genitori, come un abbraccio, il contatto pelle a pelle o l’utilizzo della fascia per il babywearing.
- Bambini che tollerano meno la sovrastimolazione: altri bambini si agitano facilmente davanti a rumori, luci o cambiamenti improvvisi nella routine e hanno bisogno di un ambiente molto tranquillo per addormentarsi.
Perché i metodi universali non funzionano per tutti
Metodi come il Ferber o Estivill, che promuovono l’estinzione controllata del pianto, possono funzionare per alcuni bambini ma risultare controproducenti per altri, soprattutto quelli più sensibili o con tratti genetici che richiedono maggiore rassicurazione.
Personalmente non consiglio metodi come questi, che tendono a dare poco valore alla persona, in questo caso ad una piccola creatura in fase di crescita che ha bisogno del genitore, e rischiano di aumentare lo stress e minare l’attaccamento con l’adulto.
Inoltre, applicare tecniche “standard” senza considerare il temperamento del neonato può aumentare lo stress, sia per il bambino sia per i genitori.
Consiglio: osservare attentamente il tuo bambino e sperimentare piccole variazioni nella routine ti aiuta a capire cosa funziona meglio per lui. L’obiettivo non è creare “il bambino che dorme sempre”, ma accompagnarlo con serenità e sicurezza nel suo percorso di crescita, con alti e bassi.
5) Consigli per i genitori: pazienza, osservazione e consapevolezza
Affrontare le difficoltà del sonno del neonato può essere faticoso, ma è importante ricordare che molti episodi di risvegli frequenti o difficoltà di addormentamento fanno parte del normale sviluppo del bambino.
Periodi di regressione del sonno come tappe di sviluppo
Nei primi mesi e anni di vita, i bambini attraversano momenti in cui il sonno peggiora temporaneamente: sono le cosiddette regressioni del sonno. Questi periodi spesso coincidono con nuove acquisizioni motorie o cognitive, come gattonare, camminare o comprendere la separazione dalla mamma.
👉 Esempio: se il tuo bambino, fino a pochi giorni fa, dormiva tutta la notte e improvvisamente si sveglia più volte, potrebbe essere semplicemente un segno che il suo cervello sta elaborando nuove competenze.
Osservare il proprio bambino senza confrontarlo con altri
Ogni bambino ha un suo ritmo unico, influenzato da genetica, temperamento e ambiente. Confrontarsi con altri bambini può generare ansia nei genitori, ma l’osservazione attenta dei segnali individuali è molto più efficace: pianto, movimenti, gesti di stanchezza e richieste di contatto sono strumenti preziosi per capire di cosa ha bisogno il tuo piccolo.
Creare un equilibrio tra routine e ascolto delle necessità reali
La routine è fondamentale per aiutare il bambino a riconoscere il momento della nanna, ma deve essere flessibile. Ascoltare le esigenze reali del bambino significa adattare la durata del riposo, il tipo di rituale o le modalità di calmarlo in base al suo stato emotivo e fisico.
👉 Esempio: se il bimbo normalmente si addormenta leggendo un libro, ma una sera è troppo agitato, puoi ridurre il rituale a una sola lettura breve e aggiungere coccole in più, rispettando comunque il senso di prevedibilità e sicurezza.
💡 La combinazione di pazienza, osservazione e consapevolezza permette di accompagnare il bambino nel sonno senza stress, trasformando anche i momenti più difficili in opportunità di connessione e crescita.
Se vuoi puoi approfondire il tema dell’unicità del tuo bambino leggendo l’articolo dedicato al Temperamento. Inoltre, trovi diversi articoli dedicati agli Scatti di Crescita in cui approfondiamo quali sono le tappe fondamentali di crescita di ogni bambino e come queste influiscano sul suo sonno.
FAQ – Neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi
1. Perché il neonato fa fatica ad addormentarsi?
Nei primi mesi il sistema nervoso del neonato è immaturo e i cicli del sonno sono brevi (circa 50-60 minuti). Inoltre, fattori ambientali (rumore, luce), regressioni dello sviluppo o caratteristiche genetiche e temperamentali possono influenzare l’addormentamento.
2. Come calmare un neonato che non riesce ad addormentarsi?
Tecniche efficaci includono: contatto fisico e contenimento, suoni bianchi o ninne nanne, riduzione degli stimoli esterni e l’applicazione delle 5 S di Harvey Karp: Swaddling, Side, Shushing, Swinging, Sucking. Osservare le reazioni del tuo bambino aiuta a capire quali strategie funzionano meglio per lui.
3. Come capire se il neonato ha qualcosa che non va?
Se il neonato mostra segnali persistenti come pianti inconsolabili, rifiuto del cibo, calo di peso o sonnolenza eccessiva, è consigliabile consultare il pediatra. La differenza tra difficoltà fisiologiche e segnali preoccupanti sta nella frequenza, durata e intensità dei sintomi.
4. Quando preoccuparsi del sonno del neonato?
È opportuno rivolgersi a un professionista se i problemi di sonno:
- persistono oltre i 12 mesi senza miglioramento,
- interferiscono con l’alimentazione o la crescita,
- sono accompagnati da sintomi fisici (reflusso grave, difficoltà respiratorie, dolore).
5. Funzionano tutti i metodi per tutti i bambini?
No. Ogni bambino ha tratti genetici e temperamentali unici. Metodi standard come Ferber o Estivill (estinzione controllata del pianto) possono essere efficaci per alcuni neonati, ma controproducenti per la maggior parte. L’approccio che ribadiamo in Genitorialando propone di osservare il bambino e adattare strategie personalizzate rispettando il suo ritmo naturale e il suo temperamento.
Conclusione
Vedere che il neonato ha sonno ma non riesce ad addormentarsi può essere frustrante per i genitori, ma nella maggior parte dei casi si tratta di comportamenti normali e temporanei, legati allo sviluppo, ai cicli del sonno e alle caratteristiche genetiche e temperamentali del bambino.
Applicare strategie pratiche come le 5 S di Harvey Karp, creare una routine serale prevedibile ma flessibile e osservare attentamente i segnali del neonato aiuta a favorire il rilassamento e un addormentamento più sereno. Ogni bambino è unico: alcuni hanno bisogno di più contatto e rassicurazione, altri tollerano meglio la separazione o la routine standard.
L’approccio di Genitorialando valorizza proprio questa unicità, combinando educazione positiva, metodo Montessori e conoscenza dei tratti genetici per costruire un percorso personalizzato che rispetti il ritmo naturale del bambino.
💡 Ricorda: i periodi di regressione del sonno e i risvegli notturni non sono segnali di fallimento, ma tappe naturali dello sviluppo. Con pazienza, osservazione e consapevolezza, è possibile accompagnare il tuo bambino verso un sonno più sereno, costruendo al tempo stesso un legame di fiducia e sicurezza che durerà a lungo.
Se vuoi approfondire strategie pratiche, strumenti concreti e routine personalizzate per il sonno del tuo bambino, scopri il corso “Nanna senza stress, famiglia felice”. Un percorso completo pensato per aiutarti a gestire il sonno del neonato rispettando la sua unicità e il benessere di tutta la famiglia.
Bibliografia
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Karp H. The Happiest Baby on the Block. New York: Bantam Books; 2002.
Thomas A, Chess S. Temperament and Development. Brunner/Mazel; 1977.
Johnston et al. Cura pelle a pelle per il dolore procedurale nei neonati. Pubmed. 2017

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